Aṅguttara Nikāya

Aggikkhandopama Sutta

7.68. I paragoni del fuoco

Così ho sentito. Una volta il Beato viaggiava nel Kosala con una grande comunità di monaci. Camminando lungo un’ampia strada il Beato vide da lontano un grande fuoco che bruciava ed ardeva. Dopo averlo visto si allontanò dalla strada per sedersi ai piedi di un albero. Appena seduto il Beato così disse ai monaci: “Vedete, monaci, quel grande fuoco che brucia ed arde?—“Sì, Venerabile Signore.”

[1] “Cosa ne pensate, monaci? Che cosa è più piacevole? Abbracciare quel grande fuoco, ardente e rovente, sedersi o giacere con esso? O, abbracciare una giovane donna figlia di qualche nobile o di un bramano o di un capofamiglia, sedere o giacere con lei?

—Sicuramente è più piacevole abbracciare una giovane donna figlia di qualche nobile o di un bramano o di un capofamiglia, sedere o giacere con lei. Mentre è molto doloroso abbracciare quel grande fuoco, ardente e rovente, sedersi o giacere con esso.

Monaci, vi dico è sicuramente più piacevole abbracciare quel grande fuoco, ardente e rovente, sedersi o riposare con esso per chi possiede una misera condotta, una mente rivolta al male, un lurido malvagio fautore che agisce solo per compiere il male, per chi finge di essere un asceta ma non lo è, chi finge di vivere la vita santa ma non la vive, un essere putrido, d’impura natura. Perché? Perché a causa delle sue azioni, monaci, va verso la morte, verso un mortale dolore, infatti alla dissoluzione del corpo rinascerà in un mondo di sofferenza, in un mondo miserevole, in un mondo di dolore, in un purgatorio.

Allo stesso modo, monaci, chi possiede una misera condotta, una mente rivolta al male, un lurido malvagio fautore che agisce solo per compiere il male, per chi finge di essere un asceta ma non lo è, chi finge di vivere la vita santa ma non la vive, un essere putrido, d’impura natura dovesse abbracciare una giovane donna figlia di qualche nobile o di un bramano o di un capofamiglia, sedere o giacere con lei, costui, monaci, avrebbe un lungo periodo di dolore e sofferenza, e alla dissoluzione del corpo rinascerà in un mondo di sofferenza, in un mondo miserevole, in un mondo di dolore, in un purgatorio.

[2] “Cosa ne pensate, monaci? Che cosa è più piacevole? Essere legati con una robusta fune da un possente uomo, il quale stringe sempre più forte questa fune intorno a voi, tanto da segare la pelle, e dopo aver segato la pelle segare ciò che sta sotto la pelle, quindi segare la carne, e dopo la carne i tendini, e dopo i tendini le ossa, tanto da lasciare solo il midollo? O, godere delle offerte di un nobile, di un ricco bramano o di un ricco capofamiglia?”—“Sicuramente godere delle offerte di un nobile, di un ricco bramano o di un ricco capofamiglia, Signore.”

“Monaci, vi dico, è sicuramente più piacevole essere legati con una robusta fune da un possente uomo, … per chi possiede una misera condotta, una mente rivolta al male, un lurido malvagio fautore che agisce solo per compiere il male, per chi finge di essere un asceta ma non lo è, chi finge di vivere la vita santa ma non la vive, un essere putrido, d’impura natura. Perché? Perché a causa delle sue azioni, monaci, va verso la morte, verso un mortale dolore, infatti alla dissoluzione del corpo rinascerà in un mondo di sofferenza, in un mondo miserevole, in un mondo di dolore, in un purgatorio.

Allo stesso modo, monaci, ….

[3] “Cosa ne pensate, monaci? Che cosa è più piacevole? Farsi lacerare le parti basse da un possente uomo con un coltello affilato, o con una tagliente spada? O, godere delle lodi di un ricco nobile, di un ricco bramano o di un ricco capofamiglia?

Monaci, vi dico, è sicuramente più piacevole per chi possiede una misera condotta, una natura impura, farsi lacerare le parti basse da un possente uomo con un coltello affilato, o con una tagliente spada.

[4] “Cosa ne pensate, monaci? Che cosa è più piacevole? Essere legati con una rovente lamella di ferro da un possente uomo? O, godere dei vestiti donati da ricchi nobili, ricchi bramani o ricchi capifamiglia?

Monaci, vi dico, è sicuramente più piacevole per chi possiede una misera condotta, una natura impura, farsi legare con una rovente lamella di ferro da un possente uomo.

[5] “Cosa ne pensate, monaci? Che cosa è più piacevole? Farsi spalancare la bocca da un possente uomo con uno spillo rovente, ed ingoiare una palla ardente, rovente ed infuocata, tanto da bruciare le labbra, la bocca, la lingua, la gola, il petto, ed espellerla da dietro una volta giunta nell’intestino? O, godere del cibo ricevuto durante la questua da ricchi fedeli come nobili, bramani o capifamiglia?”

Monaci, vi dico, è sicuramente più piacevole per chi possiede una misera condotta, una natura impura, farsi spalancare la bocca da un possente uomo con uno spillo rovente, ed ingoiare una palla ardente, rovente ed infuocata, tanto da bruciare le labbra, la bocca, la lingua, la gola, il petto, ed espellerla da dietro una volta giunta nell’intestino.

[6] “Cosa ne pensate, monaci? Che cosa è più piacevole? Sedere o giacere su una sedia o su un letto infuocato costretti con violenza da un possente uomo? O, godere della sedia donata da ricchi fedeli come nobili, bramani o capifamiglia?”

Monaci, vi dico, è sicuramente più piacevole per chi possiede una misera condotta, una natura impura, sedere o giacere su una sedia o su un letto infuocato costretti con violenza da un possente uomo.

[7] “Cosa ne pensate, monaci? Che cosa è più piacevole? Essere immersi forzatamente in un infuocato, rovente calderone da un possente uomo, e bollire lentamente? O, godere della dimora donata da ricchi fedeli come nobili, bramani o capifamiglia?”

Monaci, vi dico, è sicuramente più piacevole per chi possiede una misera condotta, una natura impura, essere immersi forzatamente in un infuocato, rovente calderone da un possente uomo, e bollire lentamente.

Vi ho detto questo, monaci, per esortarvi ad esercitarvi, in modo che i doni ricevuti che usiamo—vestiti, ciotole per la questua, sedie, letti, e medicine per curare le malattie—diano grandi frutti, grandi meriti a coloro (che ce li hanno offerti), così la nostra pratica non sarà vana, ma sarà fruttifera e benefica. Perciò esercitatevi rettamente, per il vostro beneficio, monaci, con consapevolezza; esercitatevi rettamente, per il beneficio degli altri, con consapevolezza; esercitatevi rettamente, per il beneficio di entrambi, con consapevolezza.”

Così parlò il Beato. Durante questa dissertazione, il sangue delle passioni si destò dalla bocca di 60 monaci; altri 60 monaci abbandonarono la pratica e ritornarono alla loro vita precedente, dicendo: “E’ difficile da seguire, Beato, è troppo difficile.”, mentre le menti di altri 60 monaci furono liberate dagli influssi impuri e dall’attaccamento.