Saṃyutta Nikāya

Atta-rakkhita Sutta

3.5. Proteggi te stesso

A Savatthi. Seduto ad un lato, disse Re Pasenadi del Kosala al Benedetto: “Proprio ora, signore, mentre meditavo da solo, questo pensiero sorse nella mia consapevolezza: ‘Chi protegge e chi si lascia indifeso?’ Poi pensai: ‘Coloro che impegnano il corpo in cattiva condotta, cattiva condotta verbale e mentale si lasciano indifesi. Anche se ci fosse un esercito completo a proteggerli, sono sempre indifesi. Perché ? Perché quella è una protezione esterna, non interna. Perciò loro si lasciano indifesi. Ma quelli che hanno una buona condotta fisica, una buona condotta verbale e mentale si proteggono. Anche se non ci fosse un esercito a proteggerli, sono sempre protetti. Perché? Perché quella è una protezione interna, non esterna. Perciò sono protetti.’”

“E’ così, grande re! Coloro che impegnano il corpo in cattiva condotta, cattiva condotta verbale e mentale si lasciano indifesi. Anche se ci fosse un esercito completo a proteggerli, sono sempre indifesi. Perché ? Perché quella è una protezione esterna, non interna. Perciò loro si lasciano indifesi. Ma quelli che hanno una buona condotta fisica, una buona condotta verbale e mentale si proteggono. Anche se non ci fosse un esercito a proteggerli, sono sempre protetti. Perché? Perché quella è una protezione interna, non esterna. Perciò sono protetti.”

Così disse il Benedetto. Poi aggiunse:

Limitarsi col corpo è bene,
bene è limitarsi con la parola.
Limitarsi con la cupidigia è bene,
bene è dappertutto limitarsi.
Chi si contiene dappertutto,
coscienzioso,
si dice che sia,
protetto.