Saṃyutta Nikāya

Jata Sutta

7.6. Il groviglio

A Savatthi. Il bramano Jata Bharadvaja andò dal Benedetto e, appena giunto, lo salutò con rispetto. Dopo averlo salutato si sedette ad un lato. Quindi indirizzò al Benedetto questi versi:

Un groviglio interno,
un groviglio esterno,
le persone sono impigliate
in un groviglio.
Gotama, io ti chiedo questo:

chi può districare questo groviglio?

[Il Buddha:]

Un uomo stabilito in virtù,
con conoscenza,
sviluppando la perfetta conoscenza e la mente,
un monaco presente mentalmente:

egli può districare questo groviglio.

Coloro la cui avidità,
avversione,
ed ignoranza
si sono affievolite,
arahant, i loro influssi impuri distrutti:

per loro il groviglio è districato.

Dove nome e forma,
insieme alla percezione
dei sensi e della forma,
sono totalmente scomparse:

lì il groviglio
è tagliato.

Quando questo fu detto, il bramano, Jata Bharadvaja disse al Benedetto: “Magnifico, Maestro Gotama! Straordinario! Proprio come se si rivoltasse ciò che era capovolto, rivelare ciò che era nascosto, mostrare la via a chi si era smarrito, o recare una luce nell’oscurità in modo che chi ha occhi possa vedere le forme, allo stesso modo il Maestro Gotama — con vari metodi — ha reso chiaro il Dhamma. Io prendo rifugio nel Maestro Gotama, nel Dhamma, e nella comunità dei monaci. Possa io ottenere l’abbandono della vita mondana alla presenza del Maestro Gotama, e l’ordinazione come monaco.”

Poi il bramano Jata Bharadvaja ricevette il noviziato alla presenza del Benedetto. E non molto dopo la sua ordinazione—dimorando da solo, isolato, attento, ardente e risoluto—proseguì e condusse la santa vita. Così conobbe che: “La nascita è finita, la vita santa adempiuta, il compito concluso.” E così il Ven. Bharadvaja divenne un altro degli arahant.