Sutta Nipāta

Suddhatthaka Sutta

4.4. Puro

“Io vedo ciò che è puro, supremo,
esente da malattia.
In base
a ciò che si vede
nasce la purezza di una persona .

Comprendendo così,
avendo conosciuto il “supremo”,
e contemplando
la purezza,
si ritorna a questa conoscenza.
Se è in base
a ciò che si vede
che nasce la purezza di una persona,
o se la sofferenza è abbandonata
tramite la conoscenza,
allora una persona con i suoi veleni
è purificata
da altro,
e la sua visione tradisce
ciò che afferma.

Nessuno bramano]
afferma che la purezza
nasce in rapporto
con altro.
Senza influssi impuri, in ciò che ha visto,
sentito, provato,
a precetti o rituali,
in ciò che è bene o in ciò che è male,
senza compiere
nulla in questo mondo,
ha abbandonato
ciò che lo teneva legato.

Abbandonando il precedente,
dipendono dal prossimo.
Non essendo presenti mentalmente,
non superano l’attaccamento.
Afferrano e lasciano
—come una scimmia lascia un ramo
per afferrarne un altro—
chi inizia a compiere pratiche religiose,
intraprende diverse cose,
nobili e grossolane.
Ma appena conosce chiaramente
attraverso i Veda,
dopo aver appreso il Dhamma,
dispone di profonda conoscenza
e non intraprende diverse cose,
nobili e grossolane.

Non ha nemici
riguardo a ciò che è
visto, sentito e provato.
Perciò come
potrebbe essere
ingannato
in questo mondo?
—colui che ha visto in questo modo,
e procede
puro.

Essi non scongiurano né si lamentano,
non proclamano “l’estrema purezza.”
Avendo sciolto il nodo dell’attaccamento,
nulla bramano
nel mondo.

Il bramano
superato i confini
non ha niente a cui
—dopo averlo conosciuto o visto—
attaccarsi.
Senza passione per la passione,
non desideroso per il desiderio,
non ha nulla in quella dimensione
a cui aggrapparsi come supremo.